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lunedì 2 luglio 2012

Vagli a spiegare che è primavera



Capisco bene il dolore e la rabbia di chi subisce una sofferenza immensa ed incolmabile, e così mi chiedo: “ma è veramente questo il modo più umano che conosciamo per combattere gli atti inumani? Cosa intendiamo dimostrare, o speriamo di ottenere, con questa istituzione?” Io credo che bisognerebbe riflettere su tutto ciò e non fare finta di niente, smettendola di pensare stupidamente che l’argomento non ci appartenga. Penso che si possa trovare un modo più umano o quantomeno provare a fare qualcosa di più onesto per compensare la disonestà. E per tutti quelli che sostengono che non c’è alternativa, perché altrimenti si tornerebbe a vivere nella giungla, o nel far west, dove il più debole viene fatto fuori dal più forte. A tutti loro dico di farsi un giro tra i cancelli delle loro inevitabili strutture ed aspettare il giorno in cui un uomo o una donna uscirà di lì, per chiedere loro se stavano tra i più forti o tra i più deboli, perché in fondo la nostra paura della giungla loro la conoscono bene, poiché l’hanno vissuta sulla loro pelle. Ed infine, vi invito a chiedere scusa, per tutto quel tempo, della loro infelice vita, che gli abbiamo rubato, perché eravate convinti che tutto ciò fosse giusto e necessario.

In Altre Parole: credo che la galera sia una delle bassezze più grandi del genere umano.

domenica 6 maggio 2012

Libertà e Dignità


L’obiettivo degli zapatisti non è conquistare il potere, ma strappare e costruire spazi autonomi dove possano prosperare “la Democrazia , la Libertà e la Giustizia”.

Mi sembra un buon punto di inizio per analizzare, o conoscere, l’azione politica ed il pensiero indigeno dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) e del Fronte Zapatista di Liberazione Nazionale (FZLN). Chiarisco fin da subito che non voglio ricostruire l’importante, nonché audace, lotta compiuta dall’EZLN e dal FZLN fino ai giorni nostri in Chiapas (Messico), anche perché finirei solo per dilungarmi troppo, con il rischio di impigrire la curiosità del lettore e basta. Invece, quello che vorrei fare, e tenterò di fare in questo post, sarà quello di far conoscere questa realtà attraverso le parole del loro portavoce: il Subcomandante Insurgente Marcos. Il resto, se siete interessati a tutto ciò, lo scoprirete voi stessi attraverso la lettura di libri, comunicati ed altro ancora, che troverete facilmente in rete. Che la curiosità sia con voi!

“Marcos è convinto che quel che ha imparato nel Chiapas sulla struttura decisionale non gerarchica, l’organizzazione decentrata e la profonda democrazia comunitaria offre valide risposte anche per il mondo non indigeno, se solo ci fosse la volontà di ascoltare. Questo è un tipo di organizzazione che non suddivide la comunità in lavoratori, guerrieri, agricoltori e studenti, ma cerca di organizzare le comunità come un tutto, lungo i settori e lungo le generazioni, creando “movimenti sociali”. Per gli zapatisti queste zone autonome non equivalgono a isolazionismo o autoemarginazione stile anni Sessanta. L’esatto opposto: Marcos è convinto che questi spazi liberi, nati dalla terra recuperata, dall’agricoltura in comune, dalla resistenza alla privatizzazione, creeranno alla fine contropoteri allo Stato semplicemente esistendo come alternative. Questa è l’essenza dello zapatismo e spiega molto del suo fascino: un appello globale alla rivoluzione che vi dice di non aspettare la rivoluzione, ma semplicemente di cominciarla da dove vi trovate, di combattere con le vostre armi. Potrebbero essere una videocamera, le parole, le idee, la “speranza”: tutte queste cose, ha scritto Marcos, “sono anche armi”. È una rivoluzione in miniatura che dice: “Si, puoi provarci. A casa tua”.”
(tratto da Recinti e Finestre di Naomi Klein)

“Questo è il nostro sogno”, scrive Marcos, “il paradosso zapatista: un sogno che toglie il sonno. L’unico sogno che si sogna da svegli, insonni. La storia che nasce e viene nutrita dal basso”.

E per coloro i quali si chiedano: “Chi è Marcos?”
Marcos risponde: “Marcos è gay a San Francisco, nero in Sudafrica, asiatico in Europa, chicano a San Isidro, anarchico in Spagna, palestinese in Israele, indigeno nelle strade di San Cristóbal, ragazzino di una gang a Neza, rocker a Cu, ebreo nella Germania nazista, ombudsman nella Sedena, femminista nei partiti politici, comunista nel dopo Guerra fredda, detenuto a Cintalapa, pacifista in Bosnia, mapuche nelle Ande, maestro nella Cnte, artista senza galleria o cartelle, casalinga un sabato sera in qualsiasi quartiere di qualsiasi città di qualsiasi Messico, guerrigliero nel Messico della fine del XX secolo, scioperante nella Ctm, reporter di note di riempimento nelle pagine interne, maschilista nel movimento femminista, donna sola nella metro alle 10 di sera, pensionato annoiato nello Zócalo, contadino senza terra, editore marginale, operaio disoccupato, medico senza impiego, studente anticonformista, dissidente nel neoliberismo, scrittore senza libri né lettori e, certamente, zapatista nel sud-est messicano. Marcos è tutte le minoranze rifiutate e oppresse, resistendo, esplodendo, dicendo "¡Ya basta!" – Ora Basta! Tutte le minoranze nel momento di parlare e maggioranze nel momento di tacere e sopportare. Tutti i rifiutati cercando una parola, la loro parola, ciò che restituisca la maggioranza agli eterni frammenti, noi. Tutto ciò che dà fastidio al potere e alle buone coscienze, questo è Marcos. E, per questo, tutti noi che lottiamo per un mondo diverso, per la libertà e l’emancipazione dell’umanità, tutti noi siamo Marcos”.

In Altre Parole: “Libertà e Dignità!”


Consiglio anche la visione di questo documentario di Gianni Minà: "Marcos: Qui estamos"

domenica 25 dicembre 2011

Perchè mi rilassa...

Mi rilassa pensare che posso avere fede, quindi posso dare fiducia al mio vicino, alla mia vicina, insomma all’uomo ed alla donna. Ad una parte del genere umano. Non tutto il genere umano, perché la stupidità e la paura a volte prendono il posto dei sentimenti e delle azioni più umane.

Mi rilassa perché credo che non sia una forza misteriosa, un occhio in un triangolo o un vecchio dal barbone candido che progetti ed osservi le nostre imprevedibili assurdità quotidiane, bensì il caso… misto ad amore, impegno, amicizia e lavoro.

Mi rilassa parlare del domani con la serenità di chi non ha nulla da perdere e vuole continuare a camminare a testa alta, anche con un solo soldo in tasca, perché ha deciso di non vendere la propria dignità al trafficante di felicità a buon mercato, perché oggi ha deciso che domani guarderà la sua piccola figlia negli occhi e le dirà “io ho fatto del mio meglio... e quando ho commesso degli errori non è mai stato per egoismo”.

Mi rilassa vedere due amici che ridono, due amanti che si baciano e due anziani che si tengono per mano.

Mi rilassa il sapere che dopo la nostra esistenza rimarrà solo una cosa, forse la più importante… il ricordo presso le persone che c’hanno realmente amato e stimato per quello che facevamo ed eravamo.

Mi rilassa conoscere fratelli e sorelle con quella voglia ardente di Libertà ed Organizzazione che li porta ad unirsi e chiamarsi, giusto per fare un esempio, NO TAV!


In Altre Parole: “I NO TAV non credono più a Babbo Natale. Se sentono dei rumori nel camino, sanno benissimo che è la DIGOS” (E’ tutta colpa dei No Tav)

giovedì 8 settembre 2011

Bastardi senza padrone



Io sono seduto e guardo la televisione. Ma per essere preciso, guardo il tg alla televisione. Non importa se è il tg numero 1, 2, 3, 4, 5 o 113. La funzione sociale che accetto passivamente è uguale. Il tg snocciola dati: sulla borsa che va giù di tre punti percentuali, la disoccupazione ai massimi storici, i tagli all’istruzione alla sanità e le galere stracolme di uomini e donne. In verità, sulle galere non ci dicono molto. La galera è quella faccia sporca che bisogna mostrare poche volte, giusto per fare vedere che esiste un posto peggiore rispetto alla condizione che vivi tu in questo preciso istante e che se entri lì, la gente si scorda di te. Non esisti più. Terrore per l’uomo e la donna di strada ed amnesia istituzionale nei confronti di quegli uomini e quelle donne che una volta rinchiusi dentro, diventano matricole. Brutti numeri insomma.

Io sono seduto e guardo la televisione. E non ricordo se è stato il tg o il giornale ad informarmi sul fatto che in Italia la capienza regolamentare delle carceri è di 45.681 posti, ma tra italiani e stranieri i detenuti (uomini e donne) sono circa 66.942. Ci sono 21.261 detenuti (uomini e donne) in più rispetto a quanti ne preveda la legge, la stessa legge che li ha rinchiusi dentro, ma non per punirli, intimidirli o per rubare loro la dignità e quel che è rimasto della loro esistenza. No. La legge li ha messi dentro per recuperarli e reinserirli. Un po’ come si usa fare con i cani senza padrone. Cani randagi li chiamano. Anche se poi, il cane, quello che esprime la sua vera natura, è proprio quello. Insomma il randagio, il bastardo, quello senza padrone. Così se non hai un padrone da ubbidire, ti prendiamo, ti rinchiudiamo in cella, ti ripuliamo e ti castriamo prima di rimetterti in libertà.

Io sono seduto e guardo la televisione. In realtà, non la guardo neanche. La ascolto soltanto, mentre consumo il mio pasto, che poi è uguale al pasto del mio vicino di posto sulla sinistra. E sembra uguale al pasto che abbiamo mangiato ieri assieme al mio vicino di posto di sinistra ed al mio vicino di posto di destra. Però oggi è diverso. Oggi il mio vicino di posto di destra non sta seduto alla mia destra. Non sta seduto proprio. Lo hanno trovato stanotte impiccato nella sua cella. Ha usato un lenzuolo per impiccarsi. L’unica cosa che so del ragazzo, perché me l'ha detto lui, è che era rumeno. Non conoscevo il suo nome e neanche il motivo per cui si è seduto sempre accanto a me, alla mia destra, per mangiare i suoi pasti. Non abbiamo avuto il tempo di scambiarci i nomi. Sette giorni in cella e si è appeso ad un lenzuolo.

Io ero seduto e guardavo la televisione. Il tempo del pasto è terminato. Adesso sto in piedi nella mia cella affollata.

“La libertà non si può e non si deve difendere che con la libertà. È un pericoloso controsenso limitarla con lo specioso pretesto di proteggerla e, siccome la morale non ha altra origine, altro stimolo, altra causa, altro scopo, se non la libertà, siccome la morale stessa non è altro che la libertà, ogni restrizione che si è fatta alla libertà, allo scopo di proteggere la morale, è sempre tornata a detrimento di quest’ultima. […] L’esperienza ci insegna, dice l’illustre statistico Quételet, che la società prepara sempre i crimini e che i malfattori sono i fatali strumenti che li compiono”.

Anno 1865, in Italia, Michail Aleksandrovic Bakunin.

martedì 30 agosto 2011

Senza governo


"Direi d’essere un libertario, una persona estremamente tollerante. Spero perciò d’essere considerato degno di poter appartenere ad un consesso civile perché, a mio avviso, la tolleranza è il primo sintomo della civiltà, deriva dal libertarismo. Se poi anarchico l’hanno fatto diventare un termine negativo, addirittura orrendo… anarchico vuol dire senza governo, anarche… con questo alfa privativo, fottutissimo… vuol dire semplicemente che uno pensa di essere abbastanza civile per riuscire a governarsi per conto proprio, attribuendo agli altri, con fiducia (visto che l’ha in se stesso), le sue stesse capacità. Mi pare così vada intesa la vera democrazia. […] Ritengo che l’anarchismo sia un perfezionamento della democrazia. Tutti gli anarchici seri la pensano così. Sono quelli che non sono anarchici che invece la fanno pensare diversamente.

Qualche mio collega sostiene che io sia un falso proletario. Proletario io? Né falso, né vero. A parte che spesso mi sono trovato in bolletta, perché non c'è gusto migliore che spendere i propri soldi, per bagordare e viaggiare con gli amici. E d'altronde quella di proletario è pur sempre un'etichetta, sicché la rifiuterei in ogni caso, come tutte le altre etichette che via via hanno provato ad appiccicarmi addosso - di comunista, di democristiano, di socialista, di borghese, perfino di fascista. Se sono, "più modestamente", un anarchico è perché l'anarchia, prima ancora che un'appartenenza, è un modo di essere [...].

Fu grazie a Brassens che scoprii di essere un anarchico. Furono i suoi personaggi miserandi e marginali a suscitarmi la voglia di saperne di più. Mi ha insegnato per esempio a lasciare correre i ladri di mele, come diceva lui. Mi ha insegnato che in fin dei conti la ragionevolezza e la convivenza sociale autentica si trovano di più in quella parte umiliata ed emarginata della nostra società che non tra i potenti. Cominciai a leggere Bakunin, poi da Malatesta imparai che gli anarchici sono dei santi senza Dio, dei miserabili che aiutano chi è più miserabile di loro. Santi senza Dio: partendo da questa scoperta ho potuto permettermi il lusso di parlare anche di Gesù Cristo, prima in Si chiamava Gesù, poi in La buona novella, e oggi mi viene il dubbio che anche lui non fosse che un anarchico convinto di essere Dio; o forse, questa convinzione, gliel'hanno attribuita gli altri.
Intanto, da Bakunin ero passato a Stirner, e da una visione collettivistica ne scoprii una individualistica: dopo tutto, ci vuole troppo tempo a trovare gente con la quale vivere le mie idee, e così me le vivo da solo.

Aspetterò domani, dopodomani e magari cent'anni ancora finché la signora Libertà e la signorina Anarchia verranno considerate dalla maggioranza dei miei simili come la migliore forma possibile di convivenza civile, non dimenticando che in Europa, ancora verso la metà del Settecento, le istituzioni repubblicane erano considerate utopia".






domenica 21 agosto 2011

Tu credi in Dio, mentre io non credo in dio


Tu credi in Dio, mentre io non credo in dio. In realtà una volta credevo in Dio. Credevo anche all’Arcangelo Gabriele, alla Madonna, a Giuseppe ed al bambino Gesù nato al freddo e al gelo. Però adesso non ci credo più. Vabbé, una volta credevo anche a Babbo Natale. Tu invece mi dici che la storia della Vergine Maria è un miracolo bellissimo di Dio, perché la Madonna ha risposto a Dio dicendo “Sia fatta la tua volontà”, senza pensarci neanche un minuto, ed ha concepito il bambino senza neanche una notte di sesso con Giuseppe. Io ti dico che è una favola, neanche tanto bella. Ma che c’è! C’avete problemi col sesso? Comunque, se oggi vuoi fare sto “miracolo”, e non perché te lo dice Dio attraverso un Arcangelo, non per il piacere della magia, ma perché ci sono dei problemi per cui non si riesce a far nascere il bambino, allora puoi farlo. Fecondazione assistita si chiama. Però se credi in Dio, credi anche al delegato numero uno di Dio, diciamo n’altro arcangelo. Il papa, parlo del papa. Ecco lui non è d’accordo, per lui la fecondazione assistita è peccato. Quindi se credi in Dio, e tu credi in Dio, il “miracolo” non lo puoi fare. Io che non credo in dio, e non posso avere figli senza la procreazione assistita, devo andare all’estero. Preciso che vado all’estero non perché nel frattempo mi godo la vacanza, non perché è una mia scelta libera, ma perché il tuo arcangelo dice che è peccato e che queste cose non si fanno. È peggio del sesso col preservativo!

Tu credi in Dio, mentre io non credo in dio. La favola dell’uomo e della donna creati col fango era bella quand’ero piccolo, ora è simpatica ma non è vera. Tu mi dici che quella è una favoletta, ma che Dio ha creato tutto quanto, quindi anche l’uomo e la donna. Io ti dico che non credo in dio e che degli uomini a forza di raccontare favolette e di credere a favolette, si sono creati tutto questo mondo e si sono dati queste regole dicendosi a vicenda che era stato dio a dargliele. Tu credi nelle regole di Dio. Anche se non credo in dio devo ammettere che una regola mi piace, quella che dice “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati”. È bella come regola, anche perché non specifica se quelli che si devono amare devono essere alti, bassi, magri o grassi. Quindi possono essere un uomo e una donna qualsiasi o possono anche essere due uomini o due donne qualsiasi. Ma tu credi in Dio e quindi anche al suo arcangelo ed ai suoi sottoposti che dichiarano pubblicamente che non bisogna trattare i gay come tutti gli altri rispetto ai diritti riconosciuti alle coppie eterosessuali. Ti fa schifo se vedi due frocioni che si amano e quindi si baciano o stanno mano nella mano per strada. Sono malati, immorali e indecorosi. E quando moriranno, gay e trans, non potranno mai entrare nel Regno dei Cieli. Io ti dico che non credo in dio e che per colpa della tua convinzione sul tuo Dio stai rovinando la vita a milioni di persone che si amano e che vorrebbero farlo pubblicamente, come per altro aveva detto il figlio del tuo Dio. Tu credi in Dio, mentre io non credo in dio.

“Tutto ciò che è umano nell’uomo, e più di ogni altra cosa lo è la libertà, è il prodotto di un lavoro sociale, collettivo. Essere libero nell’isolamento assoluto è un’assurdità inventata dai teologi e dai metafisici che hanno sostituito la società degli uomini con quella del loro fantoccio, di Dio. Ognuno, dicono essi, si sente libero in presenza di Dio, vale a dire del vuoto assoluto, del nulla. È la libertà del nulla o il nulla della libertà: la schiavitù. Dio, la finzione di dio, è stata teoricamente la causa morale, o piuttosto immorale, di tutti gli asservimenti. […] Per essere libero io ho bisogno di vedermi circondato, e riconosciuto come tale, da uomini liberi”.

Michail Aleksandrovic Bakunin


venerdì 19 agosto 2011

La libertà dei poveri

“La borsa valori in rialzo. Alto rischio recessione. I listini cercano di ripartire dopo l’avvio nel panico e il tonfo asiatico”. Chiaro no? Comprare e vendere. Fiducia e valutazioni. Creditori e debitori. E dentro ci siamo anche noi. Anche noi che abbiamo avuto il privilegio e la perseveranza di leggere un bel po’ di libri in più rispetto al panettiere ed al barista in fondo alla piazza. Libri che teorizzano modelli economici efficienti, dal profitto assicurato e con sporadici fallimenti del mercato, dove la donna e l’uomo non esistono, ma esistono solo: produttori, acquirenti e consumatori. Ma rispetto al panettiere ed al barista, anche se alla fine il meccanismo quello vero, “la mano invisibile” diceva qualcuno, lo conosciamo poco anche noi, insomma rispetto alla gente della strada, alle chiacchiere da bar, sappiamo che questa è una fase del gioco. Sappiamo anche che le regole del gioco non sta a noi deciderle (il popolo è sovrano!), ma che si accettano perché “se giochi bene e ci sai fare, allora stai meglio di sicuro!” e gli altri, attorno a te, che non sono bravi, non hanno gli affari nel sangue, non vogliono o non sanno truffare, insomma sono onesti o pessimi disonesti, hanno comunque una cosa che li accomuna: le pezze al culo. Il gioco è questo, c’è chi vince e c’è chi perde, non abbiamo deciso noi le regole (il popolo è sovrano!) se non vuoi giocare con queste regole sei libero di morire di fame, di sete e pieno zeppo di malattie. L’importante è che non ti prendi la libertà di ribellarti. La violenza genera violenza. Anche se c’è violenza e violenza. C’è quella di origine controllata e certificata contro quella dell’orto fatta in casa. Fino a quando la Violenza Doc vince sulla Violenza casareccia la maggioranza vince, quindi siamo in democrazia, quindi il popolo è sovrano! E chi si ribella alla Violenza Doc va educato, indottrinato e recuperato, in una cella 3X2 assieme ad altri allievi. C’è solo un corso, anche se gli allievi hanno effettuato percorsi differenti. Un unico corso, in piccole aule. Giorni, mesi, anni di lezioni, per imparare che se giochi seguendo le regole può andarti bene o male, ma comunque potrai prenderti la libertà di calpestare più di 6 metri quadrati.

In Altre Parole: “La libertà dei poveri”