sabato 27 agosto 2011

Paradosso



"Strettamente parlando noi [anarchici] non possiamo avere una politica estera, poiché noi stiamo e vogliamo stare fuori e contro l’attuale spartizione del mondo in Stati rivali. Per noi non vi sono stranieri". Errico Malatesta



domenica 21 agosto 2011

Tu credi in Dio, mentre io non credo in dio


Tu credi in Dio, mentre io non credo in dio. In realtà una volta credevo in Dio. Credevo anche all’Arcangelo Gabriele, alla Madonna, a Giuseppe ed al bambino Gesù nato al freddo e al gelo. Però adesso non ci credo più. Vabbé, una volta credevo anche a Babbo Natale. Tu invece mi dici che la storia della Vergine Maria è un miracolo bellissimo di Dio, perché la Madonna ha risposto a Dio dicendo “Sia fatta la tua volontà”, senza pensarci neanche un minuto, ed ha concepito il bambino senza neanche una notte di sesso con Giuseppe. Io ti dico che è una favola, neanche tanto bella. Ma che c’è! C’avete problemi col sesso? Comunque, se oggi vuoi fare sto “miracolo”, e non perché te lo dice Dio attraverso un Arcangelo, non per il piacere della magia, ma perché ci sono dei problemi per cui non si riesce a far nascere il bambino, allora puoi farlo. Fecondazione assistita si chiama. Però se credi in Dio, credi anche al delegato numero uno di Dio, diciamo n’altro arcangelo. Il papa, parlo del papa. Ecco lui non è d’accordo, per lui la fecondazione assistita è peccato. Quindi se credi in Dio, e tu credi in Dio, il “miracolo” non lo puoi fare. Io che non credo in dio, e non posso avere figli senza la procreazione assistita, devo andare all’estero. Preciso che vado all’estero non perché nel frattempo mi godo la vacanza, non perché è una mia scelta libera, ma perché il tuo arcangelo dice che è peccato e che queste cose non si fanno. È peggio del sesso col preservativo!

Tu credi in Dio, mentre io non credo in dio. La favola dell’uomo e della donna creati col fango era bella quand’ero piccolo, ora è simpatica ma non è vera. Tu mi dici che quella è una favoletta, ma che Dio ha creato tutto quanto, quindi anche l’uomo e la donna. Io ti dico che non credo in dio e che degli uomini a forza di raccontare favolette e di credere a favolette, si sono creati tutto questo mondo e si sono dati queste regole dicendosi a vicenda che era stato dio a dargliele. Tu credi nelle regole di Dio. Anche se non credo in dio devo ammettere che una regola mi piace, quella che dice “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati”. È bella come regola, anche perché non specifica se quelli che si devono amare devono essere alti, bassi, magri o grassi. Quindi possono essere un uomo e una donna qualsiasi o possono anche essere due uomini o due donne qualsiasi. Ma tu credi in Dio e quindi anche al suo arcangelo ed ai suoi sottoposti che dichiarano pubblicamente che non bisogna trattare i gay come tutti gli altri rispetto ai diritti riconosciuti alle coppie eterosessuali. Ti fa schifo se vedi due frocioni che si amano e quindi si baciano o stanno mano nella mano per strada. Sono malati, immorali e indecorosi. E quando moriranno, gay e trans, non potranno mai entrare nel Regno dei Cieli. Io ti dico che non credo in dio e che per colpa della tua convinzione sul tuo Dio stai rovinando la vita a milioni di persone che si amano e che vorrebbero farlo pubblicamente, come per altro aveva detto il figlio del tuo Dio. Tu credi in Dio, mentre io non credo in dio.

“Tutto ciò che è umano nell’uomo, e più di ogni altra cosa lo è la libertà, è il prodotto di un lavoro sociale, collettivo. Essere libero nell’isolamento assoluto è un’assurdità inventata dai teologi e dai metafisici che hanno sostituito la società degli uomini con quella del loro fantoccio, di Dio. Ognuno, dicono essi, si sente libero in presenza di Dio, vale a dire del vuoto assoluto, del nulla. È la libertà del nulla o il nulla della libertà: la schiavitù. Dio, la finzione di dio, è stata teoricamente la causa morale, o piuttosto immorale, di tutti gli asservimenti. […] Per essere libero io ho bisogno di vedermi circondato, e riconosciuto come tale, da uomini liberi”.

Michail Aleksandrovic Bakunin


venerdì 19 agosto 2011

La libertà dei poveri

“La borsa valori in rialzo. Alto rischio recessione. I listini cercano di ripartire dopo l’avvio nel panico e il tonfo asiatico”. Chiaro no? Comprare e vendere. Fiducia e valutazioni. Creditori e debitori. E dentro ci siamo anche noi. Anche noi che abbiamo avuto il privilegio e la perseveranza di leggere un bel po’ di libri in più rispetto al panettiere ed al barista in fondo alla piazza. Libri che teorizzano modelli economici efficienti, dal profitto assicurato e con sporadici fallimenti del mercato, dove la donna e l’uomo non esistono, ma esistono solo: produttori, acquirenti e consumatori. Ma rispetto al panettiere ed al barista, anche se alla fine il meccanismo quello vero, “la mano invisibile” diceva qualcuno, lo conosciamo poco anche noi, insomma rispetto alla gente della strada, alle chiacchiere da bar, sappiamo che questa è una fase del gioco. Sappiamo anche che le regole del gioco non sta a noi deciderle (il popolo è sovrano!), ma che si accettano perché “se giochi bene e ci sai fare, allora stai meglio di sicuro!” e gli altri, attorno a te, che non sono bravi, non hanno gli affari nel sangue, non vogliono o non sanno truffare, insomma sono onesti o pessimi disonesti, hanno comunque una cosa che li accomuna: le pezze al culo. Il gioco è questo, c’è chi vince e c’è chi perde, non abbiamo deciso noi le regole (il popolo è sovrano!) se non vuoi giocare con queste regole sei libero di morire di fame, di sete e pieno zeppo di malattie. L’importante è che non ti prendi la libertà di ribellarti. La violenza genera violenza. Anche se c’è violenza e violenza. C’è quella di origine controllata e certificata contro quella dell’orto fatta in casa. Fino a quando la Violenza Doc vince sulla Violenza casareccia la maggioranza vince, quindi siamo in democrazia, quindi il popolo è sovrano! E chi si ribella alla Violenza Doc va educato, indottrinato e recuperato, in una cella 3X2 assieme ad altri allievi. C’è solo un corso, anche se gli allievi hanno effettuato percorsi differenti. Un unico corso, in piccole aule. Giorni, mesi, anni di lezioni, per imparare che se giochi seguendo le regole può andarti bene o male, ma comunque potrai prenderti la libertà di calpestare più di 6 metri quadrati.

In Altre Parole: “La libertà dei poveri”


giovedì 18 agosto 2011

I peccati della Maddalena



“Da metà maggio del 2011, il movimento No Tav si è installato alla Maddalena, una località nei pressi di Chiomonte, Val di Susa. Protetta da alcune barricate, nasce così la Libera Repubblica della Maddalena, costituita per impedire lo scavo di un tunnel esplorativo e di servizio. La galleria, lunga 7 Km, dovrebbe partire proprio dal centro della Valle Clarea, già attraversata da un imponente viadotto dell’autostrada. All’alba di lunedì 27 giugno, la Libera Repubblica della Maddalena viene assaltata da 2.000 uomini delle forze dell’ordine. Dopo poche ore, e migliaia di candelotti lacrimogeni, i No Tav sono costretti a ritirarsi. La polizia conquista la Maddalena e militarizza l’area circostante, permettendo alle imprese che hanno ottenuto l’appalto di iniziare la messa in opera del cantiere. Il movimento No Tav non demorde e lancia una manifestazione nazionale per domenica 3 luglio”.

da “I peccati della Maddalena” di Manolo Luppichini


mercoledì 17 agosto 2011

Bella libertà

“Io volevo la Repubblica. Ma quale Repubblica? Non volevo una repubblica parlamentare. Il governo rappresentativo, le forme costituzionali, l’aristocrazia parlamentare e il cosiddetto equilibrio dei poteri in cui tutte le forze che agiscono si trovano così astutamente controbilanciate che nessuna di esse può agire realmente; in poche parole tutto questo catechismo politico cautelativo, angusto e volubile dei liberali occidentali non è mai stato oggetto né della mia adorazione, né della mia simpatia, né della mia stima”.

“Prendete il più sincero democratico e mettetelo su di un trono qualunque: diventerà immancabilmente una canaglia”.

“I furfanti manifesti non possono regnare smascheratamente se non che negli stati dispotici, perché non possono farsi accettare che con la forza. Ma nei paesi che si vantano di essere, o almeno di parere liberi, là dove è d’abitudine ingannare i popoli, per opprimerli, i furfanti, per non esporre la loro causa, e per raggiungere con più sicurezza ai medesimi fini, si servono delle genti oneste. Queste, soddisfatte di tale ossequio reso alla loro importanza, di rado mancano alla chiamata. Ordinariamente ne sono commosse a tal segno che sono pronte a giurare che i furfanti non sono tanto furfanti quanto si pensava. C’è del buono in essi, dicono al popolo sorpreso, si tratta solo di indirizzarli bene. Hanno finalmente compreso l’impossibilità del vecchio governo e ne sono pentiti, perciò ci hanno chiamati al potere. Infine eccoci, noi ora siamo garanti di tutto e, finché vi resteremo, potrete viver sicuri che non si farà più niente di cattivo. La ridicola garanzia, la vanità stupidamente raggiante di questa gente sarebbero state eccessivamente gioviali, se meno funesti ne fossero gli effetti. Saliti al potere, credono d’essere i padroni, ma in realtà ne sono i fantocci. Troppo deboli e troppo occupati di se stessi per penetrare a fondo le situazioni e le cose, sono soddisfatti dalle parole, e non vedono mai che, in nome degli interessi più liberali, commettono gli atti più reazionari. La prima cosa che domandano ai partiti, ai loro amici di ieri, che ai loro occhi diventano i sudditi di oggi, è di disorganizzarsi e di disarmare e di distruggere quella forza che li ha fatti salire e le mantiene al potere. “Noi ci siamo” dicono essi “che volete di più? Lo scopo supremo della lotta è raggiunto, la nostra presenza al potere non è per voi la migliore garanzia? Riponete dunque la spada nel fodero e, affidati alle nostre parole, ritornate ai vostri lavori quotidiani. Conservando più a lungo il vostro atteggiamento bellicoso, non fareste che imbarazzare il nuovo governo che ha bisogno di consolidarsi, gli impedireste solamente di effettuare tutte le grandi riforme di cui vogliamo dotare la nazione””.

“L’amore della libertà e un odio invincibile per qualsiasi oppressione, e un odio ancora più intenso quando questa oppressione concerneva altri e non me stesso. Cercare la mia felicità nella felicità degli altri, la mia dignità personale nella dignità di tutti coloro che mi circondavano, essere libero nella libertà degli altri, ecco tutto il mio credo, l’aspirazione di tutta la mia vita. Consideravo come il più sacro dei doveri di rivoltarmi contro qualsiasi oppressione, chiunque fosse l’autore o la vittima. Vi è sempre stato in me del Don Quichotte, non solamente nel politico, ma anche nella mia vita privata. Non potevo vedere con indifferenza la minima ingiustizia e a maggior ragione la peggior oppressione; molte volte, senza avere competenza e diritto, mi sono immischiato in modo irrazionale negli affari degli altri e ho anche commesso, nel corso di una esistenza agitata ma vuota e inutile, molte sciocchezze, sono andato incontro a molti dispiaceri e mi sono fatto molti nemici, senza odiare per così dire nessuno”.

In Altre Parole, continuando a citare Michail Aleksandrovic Bakunin: “il diritto alla libertà, senza i mezzi per realizzarla, non è che un fantasma. E noi amiamo troppo la libertà per contentarci del suo fantasma. Noi ne vogliamo la realtà”.


martedì 9 agosto 2011

Io sto con Anomalia


Il rettore Lagalla manda la polizia contro gli studenti? Il rettore Lagalla fa murare ogni ingresso,lasciando presupporre che terra’ i locali di via archirafi in uno stato di abbandono e non utilizzati per tanto tempo? Il rettore Lagalla parla di legalita’ agli studenti quando e’ stato per due anni assessore alla sanita’ del governo regionale del mafioso Cuffaro?


IO STO CON “ANOMALIA”

“C’è una cosa più forte di tutti gli eserciti

del mondo, e questa è un’idea il cui

momento è ormai giunto.”

Victor Hugo


E’ il novembre 2009 quando un gruppo di studenti e studentesse dell’Università degli studi di Palermo decide di occupare ed autogestire uno stabile, di proprietà della medesima università, da più di vent’anni inutilizzato e lasciato all’abbandono. Questo stabile, ribattezzato “Anomalia”, nasce con l’obiettivo di estendere la fascia di diritti e servizi a favore degli universitari (e giovani in genere) della nostra città: non è infatti casuale che da subito fu dichiarata pubblicamente la volontà, da parte degli occupanti, di realizzare presso i locali in questione un vero e proprio studentato autogestito e gratuito all’ultimo piano della struttura, così da garantire qualche decina di studenti dal pressante aumento degli affitti di case oltre che dalle stringenti politiche economiche e di investimento sul “diritto allo studio”.

Tale progetto si accompagnava all’ occasione, dataci dalla notevole estensione dei quattro piani in cui si divide lo spazio di Anomalia, di portare avanti contemporaneamente una serie di progetti sociali rivolti al medesimo obiettivo: dare spazio ai bisogni e alle idee dei giovani studenti palermitani. Nascono così sale studio, laboratori di fotografia, teatro e musica, sale per il cinema e la palestra popolare.

In questo anno e mezzo di occupazione un enorme sforzo (fisico ed economico) è stato messo in campo da noi studenti al fine di recuperare e riqualificare socialmente uno spazio ormai privo delle più essenziali strutture e dei più elementari impianti. Tale impegno ha visto in questi anni noi studenti in prima linea tanto nell’esecuzione materiale dei lavori quanto nella continua ricerca di fondi – abbiamo finora autofinanziato totalmente la sistemazione della struttura arrivando a spendere somme superiori ai diecimila euro – da investire sull’edificio.

Questo senza dimenticare le iniziative politico-culturali realizzate dentro e fuori Anomalia che hanno permesso la costruzione di interesse e partecipazione al progetto.

Nei precedenti decenni di abbandono da parte delle istituzioni accademiche si è tante volte parlato di investimenti e progetti ufficiali mai realizzati: la mancanza di fondi – o alcune disastrose gestioni economiche da parte degli organi di governo – non hanno permesso di avviare realmente la riqualificazione di uno stabile sito proprio in prossimità di molte facoltà dell’ateneo.

Tutto si interrompe nella primissima mattinata (intorno alle 5) del 3 agosto del 2011 dove decine e decine di poliziotti in assetto antisommossa sfondano i cancelli e portano in questura 4 studenti che abitano lo spazio. Un precedente gravissimo inaugurato dal rettore Roberto Lagalla: mandare la polizia contro gli studenti in uno spazio dell’Universita’. Un precedente ( che vorrebbe essere un metodo) al quale ci opponiamo con determinazione, rimarcando il ruolo di libero spazio di critica e dialettica democratica che ha sempre avuto e deve continuare ad avere l’Universita’ di Palermo.

Vogliamo così ottenere – attraverso questo appello di docenti, collettivi e associazioni studentesche e non, sindacati, partiti, realtà sociali e politiche cittadine – l’interruzione delle azioni di forza portate avanti dal Rettore Lagalla contro i suoi studenti , la restituzione agli studenti dei locali illegalmente abbandonati dall’ateneo, il ripristino della dialettica democratica anche aspra e critica all’interno dell’ateneo Palermitano, tenendo fuori le forze dell’ordine come prassi ampiamente consolidata in questi decenni.

prime adesioni :

Anomalia Scienze MM.NN.FF

Collettivo Carlo Giuliani – Giurisprudenza

Collettivo VentiLuglio – Scienze Politiche

Collettivo Autorganizzato Accademia in lotta

Box3 Autogestito – Lettere e Filosofia

Box4 Autogestito – Lettere e Filosofia

Collettivo Universitario Autonomo

MDU – Movimento degli Universitari

Associazione Universitaria Gruppo Attiva

Movimento ” Democrazia di piazza”

Centro Sociale Ask191

Laboratorio Zeta

Laboratorio Occupato “Vittorio Arrigoni”

Comitato di lotta per la casa 12 luglio

BandaRadio – web radio Palermo

Collettivo Femminista Malefemmine

Collettivo Femminista Anillo de Fuego

Assemblea Autonoma Palermitana

Collettivo Autonomo Studentesco Fuori Controllo

Rete dei Collettivi Studenteschi

Rsu FIOM– Fincantieri Palermo

Rsu FIOM – Keller

comitato antirazzista COBAS

USB scuola Palermo

Csf – Cooperazione senza Frontiere

Al Janub – Tutti i sud del mondo

Officine Sensì – compagnia di teatro

Bar Libreria Garibaldi

Rifondazione Comunista Palermo

Compagnia Via Pindemonte – compagnia teatrale Palermo

Cecilia Giordano – segreteria regionale Rifondazione Comunista Sicilia

Ciss – Cooperazione internazionale Sud Sud

Cyrus Rinaldi Universita’ di Palermo

Fulvio Vassallo Paleologo Universita’ di Palermo

Tommaso Baris Universita’ di Palermo

Giovanna Fiume Universita’ di Palermo

Emilio Carapezza Universita’ di Palermo

Matteo Di Gesù Universita’ di Palermo

Domenica Cottone – Universita’ di Palermo

Giovani Comunisti Palermo

Associazione Arci Malaussene

RedBlock

Antonella Monastra – consigliere comunale

Fabrizio Ferrandelli – consigliere comunale

Nadia Spallitta – consigliere comunale

Alberto Mangano – consigliere comunale

Giovani dell ‘ Italia dei valori

Giovani di Sinistra ecologia e liberta’

Erasmo Palazzotto segretario regionale SEL

Daniela Tommasino – presidente ArciGay Palermo

Matteo Iannitti – Esecutivo Nazionale Giovani Comuniste/i, Partito della Rifondazione Comunista

Paolo Toro - Coordinatore Provinciale Giovani Comuniste/i Palermo


Fonte: anomalia.noblogs.org


Di cosa stiamo parlando? Guarda il video...




lunedì 1 agosto 2011

Questa Europa va rovesciata



Articolo di Giorgio Cremaschi
Fonte: Rete 28 Aprile

Perché i lavoratori, i cittadini, il popolo greco dovrebbero impiccarsi alla corda degli strozzini di tutta Europa? Perché la Grecia dovrebbe rinunciare a stato sociale, diritti, regole, sicurezza; vendere all’incanto i propri beni comuni, a partire proprio dall’acqua, per far quadrare i conti delle grandi banche europee e americane? Questa è la domanda di fondo che si pone oggi in quel paese e, a breve in tutta Europa. (...)

Si dice che i debiti devono essere sempre pagati, e così quello pubblico della Grecia. Tuttavia quando due anni e mezzo fa le principali banche occidentali rischiavano il fallimento, i governi stanziarono da 3.000 a 5.000 miliardi di euro, secondo le diverse stime, per salvare le banche private ed i loro profitti. Oggi si nega alla Grecia da un trentesimo a un cinquantesimo di quella cifra, se non vende tutto, comprese le sue belle isole come sostengono alcuni quotidiani economici tedeschi.

I banchieri e i grandi manager occidentali hanno visto, grazie al colossale intervento pubblico, aumentare del 36% in un anno i propri già lauti guadagni, mentre il reddito medio dei lavoratori greci è calato del 25%. Questa è la realtà su cui sproloquiano gli innamorati dell’Europa delle banche e del rigore. Quei falsi profeti che con l’euro sono riusciti nella magica operazione di svalutare tutte le retribuzioni dei lavoratori europei e di rivalutare tutti i profitti dei loro padroni.

Sì, certo, nelle buone intenzioni l’euro doveva servire ad unificare l’Europa. Nella pratica concreta dei patti di stabilità, di Maastricht, delle politiche liberiste dei governi - di tutti i governi di destra e di sinistra - ha però in realtà distrutto l’unità sociale e persino quella democratica del Continente. Oggi i governi eletti dai cittadini non decidono nulla sull’economia. Sono i tiranni di Francoforte e di Bruxelles che decretano quello che si deve o non si deve fare. Questo è a tal punto vero che il Belgio sta sperimentando l’assenza di un governo democratico da quasi due anni. Ormai quel paese è direttamente amministrato dai commessi, dai funzionari, dai manager dei poteri europei. Abbiamo già scritto che questa Europa fa schifo. Essa è in grado di fare la guerra in Libia, e su questo ha solo torto il Presidente della Repubblica a voler andare avanti, ma non di varare una politica sociale comune, né per i migranti né per i suoi più antichi cittadini. La più importante conquista civile e democratica dopo la sconfitta del fascismo, il patrimonio che l’Europa oggi potrebbe consegnare all’umanità - lo stato sociale, i diritti di cittadinanza, la partecipazione democratica – viene sacrificato sull’altare delle banche e della finanza.

Questa Europa va rovesciata. Non in nome delle piccole patrie razziste e xenofobe, delle ridicole padanie capaci solo di rivendicare targhette per i ministeri e spietatezza con i poveri, soprattutto se vengono da fuori. L’Italia ha cominciato a liberarsi di Berlusconi e di Bossi, ed è forse più avanti nel capire che non è il populismo razzista l’alternativa al potere liberista europeo, anzi, è semplicemente la faccia più sporca di quella stessa medaglia. L’Italia ha cominciato a liberarsi, ma questa liberazione sarà vera quando verrà rovesciato il potere degli usurai che in tutta Europa stanno imponendo il massacro sociale, con il ricatto del mercato selvaggio e della globalizzazione. Occorre una rivoluzione democratica e sociale dei popoli europei che rovesci l’Europa delle banche, della finanza, dei ricchi. Bisogna non pagare questo debito e far invece cadere, finalmente, i costi della crisi su chi l’ha provocata. Il piccolo popolo islandese ha già votato in un referendum il mandato ai propri governi di non pagare il debito per salvare la speculazione mondiale. Questo chiedono gli indignados spagnoli, così come i cittadini greci davanti al loro parlamento totalmente esautorato di ogni reale potere. Dalla Grecia, che ha inventato la parola democrazia, deve partire la riscossa democratica di tutti i popoli d’Europa.



Guarda il documentario sulla Grecia: "DebtOcracy".