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domenica 5 agosto 2012

Non sono l'uno per cento


 

Per darvi un’idea su quel che vedrete, o quel che vi perderete (se optate per la non visione), prendo in prestito le parole di un anonimo anarchico, visto che non conosco l’autore di queste parole: “Carrara, capitale dell’anarchismo internazionale, l’editore Alfonso Nicolazzi, il professore universitario Gigi Di Lembo, lo scultore Dominique Stroobant, lo storico Massimiliano Giorni e il tipografo Donato Landini parlano di anarchia, valori e ideali raccontando la storia del movimento dal 1984 a oggi. Partendo dalle origini, Morabito prende in esame le principali fasi del movimento anarchico: la rivoluzione spagnola, la lotta partigiana e la fine della seconda guerra mondiale, le conquiste ottenute nel corso degli anni, fino ai movimenti no-global e ai problemi del presente: la guerra, la tutela dell'ambiente, il lavoro precario.
Con una straordinaria operazione di sintesi, dopo due anni di lavoro e 40 ore di riprese realizzate con pochissimi mezzi (una telecamera digitale e un microfono) e tanta sincera passione, Morabito realizza questo filmato di 75 minuti.”

In Altre Parole: “Un bel film documentario sull’anarchismo in Italia”.


martedì 10 luglio 2012

Violenza che non fa male al turismo



La mia amica, Elenìca, mi scrive dal suo paese: la Grecia.

“Ciao Enzo!
Alla fine riesco a scriverti. Le cose in Grecia non vanno bene. La percentuale del Chrissi Avgi (partito neonazista) non è cambiata nelle ultime elezioni e questo è un problema reale, anche se molti non vogliono ammetterlo. Ogni tanto vediamo sventolare una nuova bandiera greca fuori dalle case, dalle caffetterie, etc. Alla fine diventeremo come gli U.S.A., le metteremo nelle serie Tv, nei film... solo che noi non avremo mai lo stesso potere.

È stata tanta la pressione e lo stress che l’Europa ed i politici greci hanno creato agli elettori, che la paura dell’Euro è diventata più grande di quella del Fondo Monetario Internazionale. Prima delle elezioni, la Tv diceva che avevamo abbastanza soldi “fino a giugno”; immediatamente dopo le elezioni é diventato “fino a Luglio”. Intanto il Syriza (partito di sinistra) ha modificato molte volte il suo atteggiamento nei confronti del memorandum: negoziazione o denuncia. Così non si è raggiunta la fiducia per fare il governo; inoltre, le dichiarazioni del partito, di partecipare ad un governo collaborazionista, hanno dato a molti l’impressione che alla fine non volevano governare realmente. La situazione va di male in peggio.

In estate la gente è sempre più calma e per adesso non ci sono episodi di violenza per le strade delle città, ma solo suicidi… che non fanno male al turismo.

Andiamo al mare, si… ed intanto i miei amici, con laurea e master, cercano un lavoro all’estero. La disoccupazione é disoccupazione, ed il costo della vita non è diminuito. Noi restiamo con la crisi sociale ed alcuni euro in mano, fino ai prossimi inevitabili episodi di violenza, se le cose non cambiano”.

Il filosofo sloveno Slavoj Zizek, in uno dei suoi ultimi articoli, scrive:
“il cittadino è libero di scegliere, a condizione che faccia la scelta desiderata. Se l’opzione scelta è diversa (lo abbiamo visto quando gli irlandesi hanno rifiutato la costituzione europea) viene trattata come un errore, e per correggerlo l’establishment chiede immediatamente che il processo “democratico” riparta dal principio. Quando l’anno scorso il primo ministro greco George Papandeou ha proposto un referendum sul piano di salvataggio per la Grecia, la consultazione referendaria in sé è stata bollata come scelta sbagliata.

I mezzi di comunicazione veicolano due macro-storie a proposito della crisi greca: c’è la storia germano-europea (i greci sono irresponsabili, pigri, spendaccioni, evasori fiscali e hanno bisogno di essere controllati e di imparare la disciplina fiscale) e c’è la storia greca (la nostra sovranità nazionale è minacciata dalla tecnocrazia neoliberale di Bruxelles). Quando è diventato impossibile ignorare le sofferenze del popolo greco è emersa una terza storia: i greci vanno aiutati perché vittime di un'emergenza umanitaria, come se fosse in corso una guerra o se il paese fosse stato colpito da una calamità naturale. Tutte e tre le storie sono chiaramente false, ma la terza è la più disgustosa. I greci non sono affatto vittime inermi. Sono uomini in guerra contro i vertici dell’economia europea, e ciò di cui hanno bisogno è la nostra solidarietà, perché la loro battaglia è anche la nostra battaglia.”

In Altre Parole, citando ancora una volta Slavoj Zizek: “La Grecia non è un’eccezione, ma uno dei tanti banchi di prova per un nuovo modello socioeconomico dalle applicazioni potenzialmente illimitate: una tecnocrazia depoliticizzata in cui i banchieri e altri “saggi” demoliscono ogni forma di democrazia. Se riusciremo a salvare la Grecia dai suoi presunti salvatori, salveremo anche l’Europa.”


Cara Elenìca,
mi auguro per tutti noi una vera lotta alle ingiustizie sociali.
Buona lotta e tanto coraggio!

Un forte abbraccio,
Enzo


sabato 18 giugno 2011


La soluzione definitiva
al problema della disoccupazione


Dal libro "Un mondo peggiore è possibile" di Ernesto Screpanti, docente di Economia politica presso l'Università di Siena.

In questo capitolo illustrerò una grande scoperta scientifica fatta recentemente all'Università di Chicago, una scoperta che potrebbe contribuire a risolvere definitivamente il problema della disoccupazione nei paesi industrializzati.
Il contratto di schiavitù è un patto col quale i lavoratori assumono un obbligo all' obbedienza perpetua nei confronti della controparte e rinunciano a negoziare il salario e le condizioni di lavoro, ricevendo in cambio un reddito di sussistenza vita natural durante. La controparte acquista un diritto di proprietà sul lavoratore. Cosa succederebbe se tale contratto fosse permesso? Una percentuale non irrilevante di poveracci (tra i disoccupati, i sottoccupati, i precari, gli immigrati), lo accetterebbe subito volontariamente. Infatti la schiavitù offrirebbe a questi lavoratori molti vantaggi: innanzitutto, un miglioramento delle condizioni di vita per chi vive altrimenti sotto la soglia della povertà; in secondo luogo un'assicurazione dalle avversità e dalle fluttuazioni economiche, il reddito dello schiavo rimanendo pressoché costante nel tempo; in terzo luogo un'assicurazione completa dalla disoccupazione, visto che all'impegno del lavoratore ad obbedire per sempre deve corrispondere un impegno del padrone a comandare per sempre. Ma la schiavitù può funzionare soltanto se anche i datori di lavoro traggono un qualche vantaggio da questo tipo di contratto. In cosa può consistere un tale vantaggio? Consiste nel fatto che il lavoratore, in quanto schiavo, diviene parte del capitale padronale e può essere iscritto a bilancio. Come attività patrimoniale esso ha un valore indipendente dal modo in cui viene usato individualmente: il valore che viene determinato sul mercato degli schiavi di seconda mano. Questo, si noti, sarebbe un mercato perfettamente concorrenziale, dal momento che non esisterebbero sindacati. Ciò comporta che il padrone può tenere lo schiavo fin che gli serve e rivenderlo a un prezzo remunerativo quando non gli serve più. Inoltre l'obbligo all' obbedienza perpetua garantisce una perfetta flessibilità del lavoro e perciò un uso ottimale di questa risorsa. Peraltro, siccome il capitale umano incorporato nel lavoratore diventa di proprietà del padrone, questi avrebbe ogni convenienza a valorizzarne le capacità lavorative. Farebbe i necessari investimenti nell' istruzione e nell' addestramento dei lavoratori più dotati, migliorando anche per questo verso l'efficienza nell'uso delle risorse. Poiché tale tipo di contratto piacerebbe probabilmente ai padroni più del contratto di lavoro, la domanda di schiavi aumenterebbe rapidamente, mentre diminuirebbe la domanda di lavoratori salariati. CosÌ, i posti di lavoro per questi ultimi si ridurrebbero e le loro condizioni economiche peggiorerebbero in assoluto e relativamente a quelle degli schiavi. Di conseguenza sempre più lavoratori sarebbero disposti ad accettare volontariamente il contratto di schiavitù e l'offerta si adeguerebbe rapidamente alla domanda. Al limite, dopo un certo periodo di tempo, presumibilmente non molto lungo, tutti i lavoratori sarebbero ridotti in schiavitù. Quindi un sistema economico basato sulla libera schiavitù sarebbe robusto e stabile.
La nuova istituzione garantirebbe anche la piena occupazione. Infatti l'esistenza di un mercato e di un valore di equilibrio di seconda mano rende superfluo il licenziamento. D'altra parte, dato il basso costo di questo tipo di risorsa, nessun proprietario avrebbe alcun disincentivo a comprare schiavi al prezzo di mercato. E poiché l'obbligo all' obbedienza totale rende il lavoro perfettamente flessibile, ogni imprenditore avrebbe un incentivo ad assumerne quanti più può. L'unico limite alla piena occupazione sarebbe costituito dalla disponibilità di capitale. Ma, poiché il salario dello schiavo è per legge naturale un reddito di sussistenza, l'intensità capitalistica delle tecniche sarebbe minima, la profittabilità nell'uso degli schiavi sarebbe massima, molto elevato sarebbe il tasso di crescita e rapidissimo il processo di raggiungimento della piena occupazione. Sembra che a un recente incontro del G8 si sia segretamente discusso dell' opportunità di introdurre questa innovazione in tutti i paesi più industrializzati. Il FMI sta studiando il modo per convincere il più gran numero di nazioni a sottoscrivere lettere d'intenti in cui si impegnano a varare l'innovazione nei tempi più rapidi possibili. L'Accademia di Svezia ha già messo all' ordine del giorno la proposta di assegnare il premio Nobel per l'ideologia all' economista di Chicago che ha elaborato la nuova teoria della libera schiavitù. Il grande merito di Milton Friedwhip (1997), l'economista in questione, non consiste solo nell' aver fatto questa scoperta, ma anche nell' aver dimostrato che la ibera schiavitù non è in contrasto con la migliore tradizione del pensiero liberale, anzi che ne è l'estremo logico approdo. Infatti uno Stato che non vuole intromettersi nell' economia, e che si limita ad accertare e garantire la legittimità dei titoli generati dalle transazioni private, non può proibire a nessuno di firmare liberamente un contratto di schiavitù. Inoltre il professor Gary Checker (1998) ha dimostrato che l'innovazione garantirebbe un miglioramento di efficienza paretiana e dovrebbe quindi essere accettata unanimemente. Infatti la riduzione di un disoccupato in schiavitù non ridurrebbe il benessere dei padroni (altrimenti non comprerebbero schiavi), ma aumenterebbe senz'altro quello dei lavoratori, i quali se non fossero schiavizzati dovrebbero vivere al disotto della soglia di sussistenza.
C'è di più. Il professar Domenico Sordo (1999) dell'Università di Milano, ha svolto una ricerca storica in cui, a scorno delle anime belle della sinistra, dimostra che l'innovazione in questione non è in contrasto neanche con la migliore tradizione del Komintern, Essendo stata anticipata con i metodi di organizzazione del lavoro adottati in Unione Sovietica nei primi piani quinquennali - quei metodi che hanno consentito al sistema socialista di raggiungere rapidamente la piena occupazione già negli anni Trenta, quando i paesi capitalisti erano in profonda depressione. Forte di questa lezione storica, il professor Sordo si è messo quindi alla ricerca di una giustificazione scientifica. E ha trovato che i meriti della schiavitù, prima di essere riscoperti dalla moderna scuola di Chicago, furono studiati con rigore da Friedrich Engels e Karl Marx. Ecco cosa dice Engels (1970, p. 289):
«Lo schiavo è venduto una volta per sempre; il proletario deve vendere se stesso giorno per giorno, ora per ora. Il singolo schiavo, proprietà di un solo padrone, ha l'esistenza - per miserabile che possa essere - assicurata già dall'interesse di questo stesso padrone; il singolo proletario, proprietà per così dire dell'intera classe dei borghesi, al quale il lavoro viene acquistato solo se qualcuno ne ha bisogno, non ha l'esistenza assicurata [...] Lo schiavo può quindi avere un' esistenza migliore del proletario.»
Engels ha dunque capito quali sono i vantaggi che la schiavitù può arrecare ai lavoratori. Marx (1971, pp. 284-285), da parte sua, ha messo in evidenza quelli che essa offre allo sviluppo economico:
«Non occorre che vi parli dei lati buoni e cattivi della libertà o dei lati cattivi della schiavitù. L'unica cosa che si deve spiegare è il lato bello della schiavitù [...] La schiavitù diretta è il premio dell'industrializzazione odierna non meno della macchina, del credito ecc. Senza schiavitù non c'è cotone; senza cotone non c'è industria moderna. La schiavitù ha dato alle colonie il loro valore; le colonie hanno creato il commercio mondiale; il commercio mondiale è la condizione necessaria per !'industria meccanizzata su larga scala [...] La schiavitù è perciò una categoria economica della massima importanza. Senza schiavitù l'America del Nord, il paese più progredito, si trasformerebbe in un paese patriarcale. Cancellate l'America del Nord dalla carta delle nazioni e avrete l'anarchia, la decadenza totale del commercio e della civiltà moderna.»
Dunque la schiavitù, oltre a massimizzare il benessere dei lavoratori, è un fattore di progresso industriale e di civiltà. Così, suggerisce il professor Sordo, si dimostra che la terza via non mira tanto a superare la prima e la seconda quanto a rivelarne l'intima profonda unità. I politici democratici ma di sinistra vadano tranquilli; le leggi sulla flessibilità del lavoro possono essere varate senza problemi morali dai partiti laburisti oltre che da quelli liberali, essendo anticipazioni di riforme avanzate.


Fonte: odradek.it

In Altre Parole: "Profezia che si autoavvera o costruzione lenta ed inevitabile?"

sabato 19 giugno 2010

La Formula della Fallacia



Immaginate un paese povero, con tante problematiche sociali ed economiche… In questo paese un giorno arriva un’azienda estera ed inizia lentamente, grazie al sostegno del governo locale ed alle disposizioni legislative del “libero mercato”, a radicarsi nel territorio inglobando al suo interno sempre più imprese dello stesso settore. L’azienda estera, che era partita con uno stabilimento, diventa leader e monopolista attraverso l’acquisto delle piccole imprese locali che, non riuscendo ad essere più competitive, sono costrette a chiudere. Ma non è tutto… l’azienda estera, ora monopolista, oltre a non avere più concorrenza, la fa da padrone con il bene placido del governo locale: sfrutta i lavoratori con una paga inferiore al minimo sindacale, non permette l’adesione ai sindacati, usa la violenza e l’intimidazione nei confronti di quei lavoratori che pretendono i loro Diritti ed uccide lavoratori e sindacalisti...

Vi chiederete: “Ma che posto è mai questo? E qual’è l’azienda che agisce in questo modo?”. Siamo in Colombia e l’Azienda Monopolista ed Assassina è la Coca Cola Company… la famosa bevanda con le bollicine, venduta in tutto il mondo, ha questo prezzo… Magari non lo sapevate, ma adesso che il vero prezzo di questa bevanda vi è stato svelato cosa farete?... Costringerete la Coca Cola a rispettare i Diritti degli uomini e delle Donne o non berrete più Coca Cola?... Non far nulla è da sciocchi…




In Altre Parole: “Boicotta Coca Cola… Boycott Coca Cola… Boicots Coca Cola… Boykotte Coca Cola… Boicotes Coca Cola… مقاطعة كوكا كولا… 抵制可口可乐…”



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Oggi voglio ricordare: Giuseppe Di Maggio

Ucciso dalla mafia e dallo Stato nella Strage di Portella della Ginestra, l'1 maggio 1947.