martedì 10 luglio 2012
Violenza che non fa male al turismo
martedì 30 agosto 2011
Senza governo
"Direi d’essere un libertario, una persona estremamente tollerante. Spero perciò d’essere considerato degno di poter appartenere ad un consesso civile perché, a mio avviso, la tolleranza è il primo sintomo della civiltà, deriva dal libertarismo. Se poi anarchico l’hanno fatto diventare un termine negativo, addirittura orrendo… anarchico vuol dire senza governo, anarche… con questo alfa privativo, fottutissimo… vuol dire semplicemente che uno pensa di essere abbastanza civile per riuscire a governarsi per conto proprio, attribuendo agli altri, con fiducia (visto che l’ha in se stesso), le sue stesse capacità. Mi pare così vada intesa la vera democrazia. […] Ritengo che l’anarchismo sia un perfezionamento della democrazia. Tutti gli anarchici seri la pensano così. Sono quelli che non sono anarchici che invece la fanno pensare diversamente.
Qualche mio collega sostiene che io sia un falso proletario. Proletario io? Né falso, né vero. A parte che spesso mi sono trovato in bolletta, perché non c'è gusto migliore che spendere i propri soldi, per bagordare e viaggiare con gli amici. E d'altronde quella di proletario è pur sempre un'etichetta, sicché la rifiuterei in ogni caso, come tutte le altre etichette che via via hanno provato ad appiccicarmi addosso - di comunista, di democristiano, di socialista, di borghese, perfino di fascista. Se sono, "più modestamente", un anarchico è perché l'anarchia, prima ancora che un'appartenenza, è un modo di essere [...].
Fu grazie a Brassens che scoprii di essere un anarchico. Furono i suoi personaggi miserandi e marginali a suscitarmi la voglia di saperne di più. Mi ha insegnato per esempio a lasciare correre i ladri di mele, come diceva lui. Mi ha insegnato che in fin dei conti la ragionevolezza e la convivenza sociale autentica si trovano di più in quella parte umiliata ed emarginata della nostra società che non tra i potenti. Cominciai a leggere Bakunin, poi da Malatesta imparai che gli anarchici sono dei santi senza Dio, dei miserabili che aiutano chi è più miserabile di loro. Santi senza Dio: partendo da questa scoperta ho potuto permettermi il lusso di parlare anche di Gesù Cristo, prima in Si chiamava Gesù, poi in La buona novella, e oggi mi viene il dubbio che anche lui non fosse che un anarchico convinto di essere Dio; o forse, questa convinzione, gliel'hanno attribuita gli altri.
Intanto, da Bakunin ero passato a Stirner, e da una visione collettivistica ne scoprii una individualistica: dopo tutto, ci vuole troppo tempo a trovare gente con la quale vivere le mie idee, e così me le vivo da solo.
Aspetterò domani, dopodomani e magari cent'anni ancora finché la signora Libertà e la signorina Anarchia verranno considerate dalla maggioranza dei miei simili come la migliore forma possibile di convivenza civile, non dimenticando che in Europa, ancora verso la metà del Settecento, le istituzioni repubblicane erano considerate utopia".
domenica 28 agosto 2011
Socialismo borghese
“Senza uguaglianza politica non vi è libertà politica reale, ma l’uguaglianza politica non diventerà possibile che quando si avrà l’uguaglianza economica e sociale”.
“Ammiro moltissimo quei buoni socialisti borghesi che ci gridano a ogni momento: “prima istruiamo il popolo e dopo emancipiamolo”. Noi, al contrario, diciamo: “Che esso anzitutto si emancipi, poi si istruirà da sé”. Chi istruirà il popolo? Voi? Ma voi non lo istruite, voi lo avvelenate cercando di inculcargli tutti i pregiudizi religiosi, storici, politici, giuridici ed economici che garantiscono la vostra sopravvivenza a sue spese e allo stesso tempo uccidono la sua intelligenza, indeboliscono la sua legittima indignazione e la sua volontà! Voi lo lasciate ammazzare di quotidiano lavoro e della sua miseria e gli dite “Istruisciti!”. Ci piacerebbe proprio vedervi, voi tutti, con i vostri bambini, istruirvi dopo tredici, quattordici, sedici ore di lavoro avvilente con la miseria e l’incertezza del domani come sola ricompensa. (…) Si, indubbiamente gli operai faranno tutto quanto è in loro potere per darsi tutta l’istruzione possibile nelle condizioni materiali in cui ora si trovano. Ma senza lasciarsi fuorviare dalle voci di sirena dei borghesi e dei socialisti borghesi, essi concentreranno i loro sforzi anzitutto sulla grande questione della loro emancipazione economica, madre di tutte le altre emancipazioni”.
Michail Aleksandrovic Bakunin
mercoledì 23 febbraio 2011
Quando parlo di "vicini", non bisogna fermarsi alla sola prossimità geografica, in termini di collocazione territoriale, ma bensì iniziare a leggere la parola "vicino" ed attribuire un significato più forte... Non basta la solidarietà nei confronti dei nostri vicini, dovremmo piuttosto iniziare ad agire con la stessa voglia di cambiare assieme ed in meglio le cose, senza lasciare in mano ad un LeaderSegretarioDiPartitoOchiPiùNeHaPiùNeMetta le nostre scelte quotidiane ed il nostro agire politico.
Intendiamoci, non sto parlando di una Rivoluzione... da noi non si usa, la nostra scelta è già stata presa dai nonni (e assimilata fin troppo bene dai figli e dai nipoti...) che comandano nel nostro paese: "il bidet"...
Arturo Escobar, Antropologo Colombiano, studia e parla da tempo dei "Movimenti Sociali"; ossia, quel potenziale auto-organizzativo che c'è e si manifesta quotidianamente in ogni società, attraverso l'azione degli attori sociali (cittadini).
Escobar scrive: "Il "vecchio" è spesso associato ad analisi della modernizzazione o della dipendenza; alle politiche incentrate su attori tradizionali come i partiti, le avanguardie e la classe operaia in lotta contro il controllo dello Stato; e a una visione della società come composta da strutture più o meno immutabili e relazioni di classe che solo grandi cambiamenti (per esempio imponenti schemi di sviluppo o sconvolgimenti rivoluzionari) possono modificare in maniera significativa. Il "nuovo" al contrario, è evocato in analisi basate non su strutture ma su attori sociali; la promozione di stili politici democratici, egualitari e partecipatori; la ricerca non di grandi trasformazioni strutturali ma di costruzioni di identità e di maggiore autonomia attraverso la modificazione delle pratiche e delle credenze quotidiane" - e poi aggiunge - "Il declino dei vecchi modelli è verosimilmente la conseguenza del fallimento dello Stato sviluppista nel produrre miglioramenti stabili e dei meccanismi politici, sia di Sinistra che di Destra, per affrontare questo fallimento. [...] Il riconoscimento dell'esistenza di un dominio politico subalterno è la base per sviluppare concezioni alternative sulla coscienza e sulla mobilitazione popolare, indipendenti dalle politiche convenzionali. [...] I movimenti sociali necessariamente operano entro il sistema dominante nell'interpretazione e nel soddisfacimento dei bisogni. Ma tendono effettivamente a politicizzare queste interpretazioni rifiutando di vedere i "bisogni" come meramente "economici" o "domestici"".
In Altre Parole: "Il popolo non è bambino... se si auto-organizza!"
Uomo, e carabiniere, ucciso dalla mafia il 29 dicembre 1967.
Aveva 38 anni.
Giuseppe nacque a Santa Teresa di Riva (Messina) nella frazione Misserio il 6 aprile del 1929. A 18 anni partì militare e successivamente si arruolò nel corpo dell'arma carabinieri. Per alcuni anni visse e prestò servizio a Gaeta, poi a Bergamo, a Genova, a Milano, a Salerno e successivamente venne a trasferito a Torre del Greco (Napoli).
E' il 29 dicembre 1967, che avvenne la tragedia che troncò la giovane vita di Giuseppe Piani. Il carabiniere scelto Giuseppe Piani assieme al brigadiere Antonio Pizzo, entrambi appartenenti squadra di polizia giudiziaria della Tenenza di Torre del Greco, alle ore 16,30 ricevevano una telefonata anonima che segnalava la presenza in una barberia della città di un noto pregiudicato di nome Giuseppe Cosenza, ricercato a seguito di un ordine di carcerazione firmato dall'autorità giudiziaria. Poiché erano giorni di festa e non essendo disponibili auto di servizio si recavano sul posto con la macchina di proprietà del carabiniere Piani, una Fiat 500. Rintracciavano ed arrestavano il ricercato, il quale, dapprima non opponeva resistenza ma in seguito durante il tragitto fino alla caserma, per procurarsi la fuga, fulmineamente estraeva ed esplodeva al loro indirizzo diversi colpi di una pistola, che nascondeva nella giacca. Il brigadiere Pizzo, raggiunto da cinque colpi, rimaneva gravemente ferito, mentre il carabiniere scelto Piani Giuseppe, che era alla guida del mezzo, veniva colpito da 3 colpi alle spalle riportando lesioni gravissime agli organi interni, decedendo subito dopo all'arrivo al nosocomio per emorragia interna.
domenica 9 gennaio 2011
Secondo il mio modesto parere, il traffico automobilistico ennese non è frutto della sola incompetenza amministrativa, c'è di più...
Capiamoci... ad Enna, non bisogna costruire parcheggi o scale mobili... costano troppo, servono a poco ed incrementano un altro genere di "traffico"...
Al contrario, bisognerebbe iniziare a non utilizzare la macchina per fare 100 metri e privilegiare, per gli spostamenti urbani, udite... udite... I MEZZI PUBBLICI...
Si... Esistono in tutte le città del mondo, e si usano moltissimo...
Quindi, se gli amministratori iniziano a studiare delle "politiche serie" per incentivare l'utilizzo del mezzo pubblico, che devono essere accompagnate da un miglioramento del servizio e da un decremento del costo del biglietto, allora risolviamo una parte del problema... l'altro 50% del problema traffico ennese, alberga nel cervello dell'ennese. E mi spiego... l'ennese sa benissimo cos'è il mezzo pubblico e lo usa tantissimo in città come: Roma, Milano, Torino, eccetera... solo che ad Enna, chi usa l'autobus è uno SFIGATO...
In Altre Parole:"Bisognerebbe mettere l'ennese nella condizione adeguata (e questo è compito dell'amministrazione pubblica), per superare questo status traumatico, nel quale "chi usa il mezzo pubblico = soggetto sfigato"... e se il tutto non viene recepito dal cervello dell'ennese, allora si può sempre provare una terapia psicologica di gruppo, con sedute di quartiere..."
Oggi voglio ricordare: Salvatore Carnevale

Bracciante e sindacalista socialista di Sciara (PA), il 16 maggio 1955 venne assassinato all'alba mentre si recava a lavorare in una cava di pietra gestita dall'impresa Lambertini. I killer lo uccisero mentre percorreva la mulattiera di contrada Cozze secche, aveva 31 anni.
Carnevale aveva dato molto fastidio ai proprietari terrieri per difendere i diritti dei braccianti agricoli: era infatti molto attivo politicamente nel sindacato e nel movimento contadino. Nel 1951 aveva fondato la sezione del Partito Socialista Italiano di Sciara ed aveva organizzato la Camera del lavoro. Nel 1952 aveva rivendicato per i contadini la ripartizione dei prodotti agricoli ed era riuscito ad accordarsi con la principessa Notarbartolo. Nell'ottobre 1951 aveva organizzato i contadini nell'occupazione simbolica delle terre di contrada Giardinaccio della principessa. Carnevale per questo fu arrestato e uscito dal carcere si trasferì per due anni a Montevarchi in Toscana, dove scoprì una cultura dei diritti dei lavoratori più forte e radicata.
Nell'agosto 1954 tornò in Sicilia, dove cercò di trasferire nella lotta contadina le sue esperienze settentrionali. Fu nominato segretario della Lega dei lavoratori edili di Sciara. Tre giorni prima di essere assassinato era riuscito ad ottenere le paghe arretrate dei suoi compagni e il rispetto della giornata lavorativa di otto ore.
Del suo omicidio vennero accusati Giorgio Panzeca, Antonio Mangiafridda e Luigi Tardibuono, il soprastante della principessa Notarbartolo. Alla fine del processo di 1º grado svoltosi a Santa Maria Capua Vetere nel 1960 i tre imputati vennero condannati all'ergastolo. Nel collegio di difesa compariva anche Giovanni Leone, futuro presidente della Repubblica. La parte civile comprendeva l'avvocato Nino Sorgi (che molte volte difese il quotidiano L'Ora da querele di politici collusi con la mafia). In appello e in Cassazione il verdetto fu ribaltato e i tre imputati furono assolti.
Fonte: Wikipedia
